Recensione Zeiss Batis 85mm & 25mm

<<E’ un capolavoro>>, queste sono state le prime parole che mi sono venute in mente quando l’ho comprato e sono uscito a provarlo. Vi garantisco che scriverne una recensione oggettiva e senza troppo sentimentalismo rischia di diventare difficile.

Era da un anno che aspettavo l’uscita di un’ottica da ritratto di alto livello da usare sulla Sony. Ad oggi sono già un paio di mesi che lo uso e vi confesso che per avere un oggetto del genere avrei aspettato volentieri anche un anno in più, ne sarebbe comunque valsa la pena.

Scendiamo nei dettagli. Il Batis 85mm è la prima ottica autofocus di Zeiss dedicata al sistema FE di Sony (assieme al Batis 25mm), offre un’apertura massima di f1.8 ed è stabilizzato. Avendo già ampiamente utilizzato tutti gli Zeiss Touit per Fuji X (quindi il 32mm, il 12mm ed il 50 macro) posso dire che il feeling di scatto è molto simile. Questo significa qualità d’immagine di livello assoluto su tutto l’arco di utilizzo, quindi fino al bordo della lente e su praticamente tutti i diaframmi che può capitare di dover utilizzare nelle più diverse condizioni di scatto. L’ho testato appena uscito sulla mia A7R e mi è bastata la prima foto, giusto una manciata di secondi, per rendermi conto che l’obiettivo faceva letteralmente cambiare i connotati alla macchina. E’ di una bontà difficile da riassumere.

***Gli scatti di questa galleria sono stati realizzati con la vecchia A7R poco prima di cambiarla. Il volume e la consistenza dei dettagli sono impressionanti, come si può vedere nel dettaglio delle lettere in rilievo. La vignettatura a diaframmi molto aperti è eliminabile con un singolo click in fase di sviluppo del file ARW. Lo sfuocato è di una pulizia e definizione veramente rare; si usano in assoluta tranquillità tutti i diaframmi con ottimi risultati***

La risoluzione sembra essere infinita, pure ingrandendo i file oltre il 100% l’immagine rimane solida, compatta e nitida. Questo vale su praticamente tutti i diaframmi. Ovviamente bisogna valutare le ottiche in condizioni in cui la luce non penalizzi eccessivamente la qualità d’immagine, specialmente quando si ha la presunzione di essere in grado di poter fare le pulci ad un obiettivo del genere. Per il mio modo di scattare e per la profondità di campo che in genere ricerco, molto difficilmente ho la necessità di usare diaframmi più aperti di f2.5 – f2.8, ma questo non significa che il Batis non sappia superare le più alte aspettative.

Una cosa di cui sono diventato dipendente è il feeling di scatto che si viene a creare con certe ottiche fisse. Avendo comprato ed usato largamente tutti i tre Zeiss Touit per la mia Fuji X-T1, ormai mi ritengo un fotografo viziato. Perchè? Perchè mi aspetto che un obiettivo sia in grado di restituire sempre quello che vede l’occhio umano, mi aspetto il fotorealismo e nient’altro. Avessi detto poco…

Se i Touit erano sempre in grado di tirare fuori l’anima dalla fotocamera, i Batis non sono da meno. Zeiss è sempre Zeiss; le foto sono reali, tridimensionali, incisive, i colori sono perfetti, il contrasto è eccezionale, lo stacco tra soggetto a fuoco e sfondo è netto, lo sfuocato è pulito, omogeneo e definito. Aggiungeteci la possibilità di poterlo sfruttare a dovere con una macchina come la A7RmkII (che ha da poco rimpiazzato la mia vecchia A7R) e il gioco è fatto. Col Batis 85mm le foto sono letteralmente affilate e materiali, e se lo si usa con macchine meno performanti della A7R/A7RmkII credo che non ci si avvicini nemmeno a sfruttare la metà del suo potenziale. Io mi ci giocherei qualcosa che è perfettamente in grado di tenere testa a risoluzioni superiori agli attuali 42Mp.

Uno dei molti vantaggi di obiettivi di questo livello è che ti fanno portare a casa sempre belle fotografie, pulite ed incise a sufficienza anche quando la luce non è proprio il massimo. In questi frangenti, usare ottiche inferiori contribuisce a sporcare di più la foto. Nemmeno la luce diretta del sole su alcune superfici riesce a mettere in crisi il Batis: regolando a dovere l’esposizione la tenuta alle alte luci è impressionante. Il resto, ossia la gamma dinamica ed il recupero delle ombre, ce lo mette la macchina. In questo caso specifico l’accoppiata Batis 85mm e A7RmkII è ineguagliabile, e a dire il vero lo è anche con tutti gli altri obiettivi Zeiss (seguiranno recensioni dedicate).

***I dettagli di alcuni scatti mostrano le performance dell’85 (su A7RmkII) a varie aperture. Anche ad f2, a distanza dal centro della lente, il Batis non fa una piega: resta nitido, risoluto e globalmente pulito e tridimensionale. Lavorando invece con diaframmi normali (da f5.6 in su) l’incisività diventa a dir poco notevole***

L’ergonomia è perfetta: il Batis cade perfettamente in mano e il corpo macchina (col battery grip) rimane molto ben bilanciato.

Tanto per cambiare anche lo stabilizzatore è impressionante; scattare a mano libera con tempi di 1/30s è di una facilità inaudita, e i fotografi più esperti possono tentare qualche bel colpo anche ad un 1/15s.

L’autofocus è veloce e preciso anche impostando il reticolo di messa a fuoco più piccolo. Quando si vuole cercare la finezza in una foto particolare il Batis fa sempre il possibile per renderti la vita facile.

La distanza di messa a fuoco minima non si rivela quasi mai inadeguata. L’importante è ricordarsi sempre che si sta scattando con una macchina Full Frame e che non si ha un macro per le mani.

Se proprio vogliamo trovargli un difetto, che è più una caratteristica, è la ghiera di messa a fuoco che funziona col sistema “focus by wire”. Personalmente non ho mai amato questa scelta tecnica su nessun obiettivo, la trovo poco pratica e macchinosa. Per focheggiare manualmente la serie Loxia di Zeiss è tutta un’altra storia, sia in termini di precisione che di feeling con l’obiettivo.

Nel caso abbiate intenzione di comprare l’ultima arrivata in casa Sony, è bene sapere che con obiettivi di questo livello è realmente possibile sfruttarla a dovere. Non ha un preciso genere fotografico in cui eccelle rispetto ad altri; se amate fare reportage, ritrattistica, paesaggistica o semplicemente vi piace riprendere i più svariati particolari questo 85mm sarà sempre in grado di regalare esperienze e risultati di livello ineccepibile.

***Uno scatto fatto al volo ad un vetrina da diversi metri di distanza (ISO 100 – f2 – 1/400s); pure a diaframma quasi completamente aperto, dietro ad un vetro, con una lampada puntata contro e nonostante i riflessi dell’ambiente circostante, il manichino è perfettamente nitido e plastico… come se niente fosse. L’immagine è sempre affilata e con un contrasto eccezionale anche in condizioni di luce sfavorevoli***

Ok: in sintesi il Batis 1.8/85 è un capolavoro, comincia a diventare difficile pretendere di più.

Ora veniamo al grandangolare. Tanto per rovinarvi la sorpresa vi comincio a dire che è uno spettacolo.

La focale di 25mm è sufficiente per portarsi a casa una gran varietà di scatti; l’angolo di campo inquadrato (orizzontalmente) è di poco sopra i 70° quindi è il compromesso ideale tra le focali grandangolari estreme (come ad esempio il 15mm) e quelle più modeste (35mm). La luminosità massima di f2 è forse fin troppo elevata, ma anche questo dipende dal rapporto di profondità di campo che si vuole ricreare. La distanza di messa a fuoco minima è incredibilmente corta: viene dichiarata per 20cm, ma utilizzandolo in diverse occasioni mi rendevo conto di essere molto più vicino al soggetto rischiando quasi di battergli contro. E’ praticamente un obiettivo macro.

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Il feeling di scatto è quasi lo stesso che avevo con un altro Zeiss, il Touit 12mm (equivalenti ad un 18mm). I problemi congeniti dell’utilizzare ottiche grandangolari su sensori Full Frame fanno sì che l’immediatezza e la facilità di portare a casa fotografie dritte, ortogonali e ben centrate rimangano in territorio APS-C. Territorio in cui è sufficiente montare un Touit 2.8/12, inquadrare, e realizzare immagini quasi prive di deformazioni in una frazione di secondo. Il Batis 2/25 non perdona, e questo semplicemente perché basta essere inclinati di pochi decimi di grado rispetto all’orizzonte o alla verticale al centro (spesso la si usa come riferimento quando si fotografano edifici) per bombare tutto quanto. Non stiamo parlando di un difetto, ma di una caratteristica naturale delle focali grandangolari usate su sensori grandi. Bisogna essere micrometrici e scrupolosi nella composizione, e si fa prima ad ignorare totalmente la livella elettronica della fotocamera (chi fa architettura questo lo sapeva già).

Terminata l’introduzione, vi starete chiedendo come va questo nuovo 25mm…

***Nei due dettagli ingranditi si nota come sia possibile ottenere profondità di campo veramente molto ridotte e un piacevolissimo bokeh, e questo grazie alla distanza di messa a fuoco minima ridottissima. Già usando f4 ed f5 lo sfuocato è notevole; lavorando ad f2.8 ed f2 si ottengono sfuocati ancora più accentuati e spalmati. La foglia rossa e gialla ingrandita presenta i due bordi sovraesposti a causa della luce diretta del sole; nonostante ciò è ancora visibile la finissima peluria della foglia e le alte luci sono recuperabili al 100%. L’ingrandimento dell’immagine successiva riesce a dare un’idea della delicatezza del dettaglio fine. I colori sono tanto belli da sembrare quasi finti***

Lo definirei quasi un gemello diverso dell’85mm (diverso solo nella focale); è il caso di tornare a parlare nuovamente di perfezione. Realismo, tridimensionalità, incisività, risoluzione, nitidezza, colori, contrasti, tenuta al controluce, è una meraviglia sotto tutti i punti di vista. Una cosa di cui si sente parlare raramente è la delicatezza nel riprodurre alcuni dettagli: il Batis non si fa mancare proprio niente e sa essere al tempo stesso molto delicato e super risoluto. Le foto che riesce a tirare fuori sono letteralmente materiali, come da tradizione Zeiss.

Sulle prima sembrerebbe una conclusione un po’ affrettata e semplicistica, però vi posso garantire che non pecca su nessun versante. Regala soddisfazioni infinite ad ogni scatto ben realizzato. Limitarsi a guardare una scheda tecnica, un grafico e due test da laboratorio sarebbe riduttivo per comprendere il potenziale di un obiettivo di questo livello. Come già detto in precedenza, sia questa nuova ottica che la sua gemella da ritratto sono due di quegli elementi che si rivelano fondamentali se si ha intenzione di spremere fino al midollo una macchina fotografica moderna e performante come la A7RmkII di casa Sony. Utilizzarli su fotocamere di livello inferiore purtroppo implica perdersi una parte della bontà di questi due gioielli del corredo FE.

***In questi due scatti (entrambi con diaframma f2.8) il bianco e nero assume un tono tutto suo; il legno non potrebbe essere più reale di così e si può giocare a proprio piacimento con la profondità di campo senza mai incontrare limiti da parte dell’ottica. Anche il metallo della statua del gatto si presenta molto definito e scolpito pure con diaframma quasi tutto aperto***

Inutile dire che sono un acquisto fortemente consigliato sia ai professionisti più smaliziati che agli appassionati più esigenti. Un vero investimento. Tra una decina d’anni, e probabilmente anche più, tutte le fotocamere che oggi rappresentano il top saranno delle ciabatte vecchie… i due Zeiss invece continueranno a sfornare capolavori.

***Tutte le fotografie mostrate nelle gallerie sono i JPEG originali Sony senza alcun fotoritocco***

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